Semplice eleganza

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Set
27
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SPAZI DI AZIONE CULINARIA - KITCHEN AND GOL

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (08 Maggio 2011) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
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In questo "spazio libero" sono contenute 2  "rubriche": spazi di azione culinaria kitchen and gol.

kitchen and gol


i tretre

vuole essere un divertimento, ma con tono serio ed importante (anche i cuochi sono molto tifosi)
. L'idea è partita da me, e Silvano con Teppei, i cuochi, hanno deciso di collaborare in maniera incisiva visto le mie lacune in materia!!! Da parte mia vi scriverò di come li vedo io e penserò a proporvi qualche piatto per consolarvi  o festeggiare.



spazi di azione culinaria
,

barbaracucina

che, a volte, avete trovato scritto nelle mie ricette/racconti, è una sorta di zona franca dove è possibile mettere tutto in discussione e ricominciare da, non consolidate basi e teorie ma, da urgenze espressive: un nuovo ingrediente, un cambio di stagione che porta sui mercati cose viste 1000 volte, ma che ora ci appaiano “diverse”, la ricetta “estorta” alla nonna, zia, mamma nostra o di una nostra amica, il bisogno di: “ presto e bene sta insieme”, la voglia di leggerezza, oltre lo stracchino con le ali..... e il diritto alla porcata......
Un posto dove io entro si, con tutto il mio bagaglio tecnico e culturale, ma vi libero la prepotenza del mio ribelle-sentire, e non guardo in bocca a nessuno. Le ciofeche sono assicurate, ma anche intrugli davvero appaganti che spesso limati e formati (nel senso di dotarli di una forma comprensibile ai più) finiscono sotto il nome di “ricette buonissime”.
Ricette buonissime era scritto sulla copertina di un quadernino che, un amico di Beatrice, teneva sul frigorifero. Era scritto dal padre e conteneva, secondo me e Bea, cose che non si possono non cucinare e negli anni è diventato un nostro modo di dire quando ci troviamo difronte a piatti “particolari”.
Cosi' pensavo ad allargare questo “spazio” in versione compiuteristica e coinvolgervi. Come?
Potreste scrivermi ricette che amate di più o quelle che vi lasciano perplessi o in difficoltà ma che vi “alluzzano” molto,  io provo a “manipolare”, per renderle più usufruibili, o comprensibili e ve le rimando..... poi scegliendo le più intriganti potremmo proporle in una cena al ristorante?
QUI SI INSERISCONO DUE PROGETTI: molestie culinarie (qui) .  La memoria del gusto lo trovate su ristorante o nella pagina iniziale del blog, nell'elenco delle varie parti in cui è suddiviso.

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Apr
15
12

Il BATACCHIO D'AUTORE

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (16 Maggio 2012) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
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LO CHEF PIU' CREATIVO...

 

Leggo su Dissapore:

...”uno dei primi cuochi italiani (Davide Scabin) a dare un’intervista a Playboy, nientemeno,

dove afferma, senza giri di parole, che uno “come cucina tromba”.

Va da se che il mensile in questione, possa scatenare linguaggi più “liberi” e ci si complimenti per la sincerità e l'assenza di giri di parole...e lo capisco, anche se questa moda, di passare certe affermazioni riconoscibili come finalmente la verità, come se la verità avesse bisogno di ostentare parolacce o comunque triviali concetti, nei quali saremmo tutti impastoiati, ma non lo vogliamo ammettere, è decisamente senza classe.

Io lo ammetto, per me non è così: non mi piace “avercelo duro”, non mi piace “vorrei vedere voi, al posto loro...(a proposito di veline, velone e servi di vari livelli più o meno compiacenti), non mi piace “dai, ma sei un/una bigotta, siam tutti ladri”, e men che mai “gli uomini son tutti maiali, se non son buchi e le donne...tutte troie".

E sbaglio a dire solo: non mi piace, è che per fortuna non è così. Una gran parte di mondo, e non ho detto: il mondo che vorrei, vive altri desideri, altre pulsioni, forti, impetuose, mistiche e conturbanti, senza bisogno né di approfittarsi né di offendere o “consumare” nulla e nessuno.

Non ci si scandalizza alla parola “tromba”, è che io non ridacchio a questa verità rivelata, proprio non mi scappa, mi da invece un istintivo fastidio. Non la trovo divertente, tanto meno satirica o ironica, men che mai spregiudicata, solo di cattivo gusto. E il cattivo gusto mi guasta la vita, figuriamoci il cibo, io che sono una chef, “degna di questo nome”. Sinceramente (senza porre discriminazioni di sesso) non so se cucino come trombo, o chiavo, o faccio l'amore che dir si voglia; non ho mai pensato di equiparare un “attività” ad un'altra e se lo facessi, mi verrebbero in mente diverse cose, che per me me la cucina ne racchiude parecchie ed i giochi linguistici, troverebbero tutti altrettanto spazio. Non è opporre serietà a divertimento, rigore alla celia, molta gente per fortuna non si diverte così, ne ha le scatole piene di vip di tutti i tipi e cibi televisivi. Che si vada dalla quasi casalinga, al cuoco maledetto...c'è per fortuna altro.

Quello che ha dato così noia, da spingermi a scrivere, è stato il seguito dell'intervista dove aggiunge che

farlo tra fornelli e padelle è obbligatorio per ogni chef degno di questo nome,

mica stare lì a vellicarsi il batacchio”.

Io non ho il batacchio qui citato, ma ne faccio degno uso, per pestare erbe e bacche, in quanto al vellicarsi...non do ricette solo una velata indicazione per chi si troverà nei paraggi delle suddette padelle e in compagnia di cotanto vero chef: occhio alla cottura!

Ho messo questo mio intervento su Dissapore, scatenando una notevole bagarre, e anche sul mio F.B. Il buon Carlo Macchi, mi promise uno dei suoi deliziosi raccontini. Eccolo:

Il teorema di Trombagora


di Carlo Macchi

Di solito non leggo Playboy. Capisco, nessuno legge Playboy; si guardano solo le foto. In questo specifico caso sono proprio andato a leggere un articolo, ovviamente coprendomi pudicamente gli occhi quando gli stessi volevano giocoforza cadere su dosi industriali di gnocca.
Tutta questa faticata per arrivare a leggere l’intervista allo chef Davide Scabin del Combal Zero di Rivoli. La segnalazione mi era arrivata da una cara amica, chef anch’ella, che sottolineava la forte affermazione dell’intervistato “Uno chef come cucina, tromba!” Tale assunto, che potremmo definire da adesso Teorema di Trombagora, aveva anche due corollari per niente scontati “Ci sono cuochi che non trombano come cucinano” e “si può capire come tromba uno chef da come cucina”.
Indubbiamente c’era materiale su cui riflettere e questo ho fatto. Eccovi i risibili risultati.
Avrei pensato che col suo mestiere Scabin fosse tendenzialmente empirista, mentre la sua frase lo porta nettamente in campo razionalista, mostrandolo seguace di quel Cartesio che con il suo “Coito ergo sum” è stato il padre dei moderni “Gnoc a penser”. In precedenza avevamo avuto un fulgido esempio, come ispiratore-precursore di tale filosofia, in Aristotele che, col suo “dio Motore immobile che attrae a se l’amante” ispirò anche il famoso trattato “De bunga Bungarum” dello Pseudo Berlusconensis, Arcore, Olgettina Edizioni.

Ma quello che rende purtroppo in parte vano il teorema di Trombagora è che, al contrario delle leggi matematiche non è vero sempre. Infatti ci sono mestieri e professioni dove si può tranquillamente applicarlo (lo chef è una di queste) e altre dove non può essere utilizzato. L’affermazione “come cucino trombo” infatti può essere discussa ma fondamentalmente ognuno di noi riesce in una qualche maniera ad immaginare un modus operandi che possa avvicinare i gesti o i risultati del cucinare alla gestualità trombatoria.

Ma un commercialista, per esempio, non potrebbe mai dire “Come faccio il 740 trombo”, o un parrucchiere non sarebbe saggio ad affermare “Come faccio le meches trombo”. Allo stesso modo uno spazzino rischierebbe di non essere compreso se dicesse “Come scopo, trombo!” Addirittura è sconsigliabile l’applicazione a mestieri alti, come il fare politica, perché solo in Italia una cinquantina di milioni di soggetti si sentirebbero parte in causa e non la prenderebbero certo bene.

Ma andiamo avanti e veniamo al corollario “si può capire come tromba uno chef da come cucina”. Quindi uno chef specializzato in presentazioni sorprendenti che alla fine però nascondono microscopiche porzioni sarà molto bravo nei preliminari ma una volta giunto al dunque… la porzione…risulterà insufficiente? È anche vero che una bella serie di piccole porzioni possono dare appagamento e soddisfazione al pari di un intero stinco di vitello ben cucinato, a sua volta tendenzialmente volgarotto ma sicuramente efficace nel suo compito.

Facciamo anche degli esempi con nome e cognome: la cucina molecolare e le schiume di un Ferran Adrià cosa rappresentano? Siamo di fronte ad un qualcosa di non ben definito, destrutturato, tendenzialmente piuttosto molliccio a cui la consistenza viene data da una continuata, quasi irrefrenabile e preventiva movimentazione della materia prima. Usando il Teorema di Gnoccagora potremmo definirlo onanismo su misure scarse.

E l’ultima uscita del Gualtiero nazionale, con i due panini da fast food, cosa rappresenta nel talamo? Un veloce mordi e fuggi, un accontentarsi di poco perché non si conoscono i confini del piacere. Un fermarsi ad abbinamenti/accoppiamenti scontati, senza nemmeno riuscire a capire quello che stai infilandoti dentro. Sempre grazie al teorema si arriva alla definizione di “fredda sveltina”.

Cerchiamo adesso di applicare il teorema al produttore del teorema stesso. Forse potrebbe esserci utile partire dall’anagramma del nome del suo locale.
Questo può essere fatto almeno in tre maniere che aprono un ventaglio di possibilità.
1. Leco Zombar.
2. Zomba clero.
3. Bramo le Zoc.

Nel primo caso saremmo di fronte a preparazioni preliminari (antipasti o meglio appetizer) però non da mordere ma da lappare, magari con metodicità, prima di passare al piatto forte. Negli altri due casi si entra in cucine diametralmente opposte : la prima molto ossequiosa, manierata, ammantata naturalmente di un velo di misticismo ma sotto sotto crudamente realistica, la seconda forse più dozzinale ma sicuramente più liberatoria anche se nei fatti meno trasgressiva.

Sui piatti, visto che ci ho mangiato una volta sola circa sette anni fa (non è proprio vicinissimo né a buon mercato), lascio parlare la scheda di un’ importante guida:
“Il talento di Davide Scabin si nutre di inquietudine, di accelerazioni e di strappi….non è certo una personalità solare, la sua, né una cucina rassicurante quella proposta al Combal……crea un rapporto stimolante……come la Matrioska di Tropea…..passata in forno per due ore e mezza, smontata e rimontata incorporando al suo interno grani di caviale, poi irrorata da un infuso di liquirizia e origano e infine accompagnata da panna acida…….. dopo le variazioni di sofficità e croccantezza della “patata orizzontale” sei diverse preparazioni con altrettante tipologie di patate ….ecco la “fusione a freddo”… dietro le false sembianze di una macedonia di frutta innaffiata di acqua minerale innesca una serie di reazioni a catena giocate sulla percezione di temperature e consistenze, dal gelido al tiepido, dal croccante al farinoso al liquido.”

Anche se stiamo parlando del creatore del teorema di Trombagora mi sembra molto difficile trovare una traslazione in campo gnocchico della sua cucina, però ci provo. Piatti, mi verrebbe da dire, molto cerebrali, che toccano la cima abissale grazie ad un ingrediente principe di entrambi i campi, la patata. Questa, pur essendo già orizzontale, viene sottoposta a ben sei preparazioni prima di poter essere goduta. Non credo di uscire molto dal seminato se definisco la sua cucina, utilizzando l’apposito teorema, da una parte per trombatori amanti del rischio e dall’altra per segaioli. Fate voi!

Alla fine il teorema di Trombagora e le sue applicazioni dimostrano soprattutto una cosa: che spesso i giornalisti sono pari agli chef nello sparare sonore cazzate!

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Nov
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11

CUCINARE SAPIDO MA SANO

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (07 Novembre 2011) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
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Ho scritto questo articolo per un evento, che si svolgerà alla biblioteca San Giorgio di Pistoia,
a proposito di un progetto che si intitola: Parole di Salute. Stefania Vezzosi (dietologa) riempirà un virtuale borsone della spesa, di ingredienti sani e poco costosi, a me il compito di indicare come cucinare sapido ma sano.  Credo sia interessante per tutti, per cui  incollo sul blog, questo piccolo vademecum.

Prima delle ricette in senso stretto, sarà bene dare uno sguardo alla propria “batteria da cucina”, in effetti è proprio da pentole e padelle che inizia la nostra storia. Cucinare con attrezzi appropriati, aiuta a non perdere troppo i valori nutrizionali degli alimenti, a limitare gli eccessi dei grassi e migliorare i sapori.

Padella: adatta per saltare i cibi e friggere perchè è tonda, a bordo basso e col manico lungo

Tegame: giusto per sughi, carne e verdure perchè è tondo, non troppo alto e con 2 manici ai lati

Pentola: serve per bollire e lessare pasta, minestre e verdure perchè è alta e cilindrica

Teglia: per le cotture in forno ed è di forma rettangolare

Poi altre cose come la casseruola (un tegame alto, buono per l'arrosto, la gratella in ghisa (per carni e verdure) la pentola a pressione (corretta e veloce per alcune cose), lo wok (essendo concavo, distribuisce uniformemente il calore, è perfetto per cotture rapide di ortaggi, carni all'orientale o per saltare pasta e riso) il tegame di coccio (cuoci fagioli), la padella di ferro per friggere, e altre cose che potrete acquistare via via, con un occhio ai materiali, secondo l'uso che ne farete.

Acciaio inossidabile: si lava facilmente (anche in lavastoviglie), è uno dei meno deperibili e meno costosi ma è un cattivo conduttore di calore per questo è importante avere un fondo spesso, composto da più strati di alluminio o altro, fuso con la pentola.

Rame: ottimo conduttore di calore, ovviati i problemi del chimico “verderame” delle nonne, con strati interni di acciaio, permette cotture perfette ma è molto caro.

Alluminio anodizzato: buon conduttore di calore, pratico e leggero. Può annerire alcuni ingredienti ma non è tossico. In pentole professionali si trova con l'interno di acciaio inossidabile.

Ghisa: accumula molto calore e lo trattiene, adatto per le lunghe cotture alla piastra (minestre, stufati) o in forma di bistecchiera, per carni e verdure. Va lavata da fredda e, una volta asciutta, strofinata con un po' di olio.

Vetro temperato: ottimo per il forno e, con l'uso di un frangifiamma, anche sui fornelli. Non reagisce chimicamente con alcun ingrediente, ma è un po' caro

Terracotta (coccio): La caratteristica, è quella di essere come un’isolante che si scalda molto lentamente e più lentamente cede il calore che ha assorbito, mantenendolo a lungo nei cibi. Perfetta per legumi e cacciagione. Il suo difetto è la fragilità, niente sbalzi di temperatura, e cottura sul fornello col frangifiamma.

Materiali antiaderenti: grande invenzione, si cuoce senza grassi e non attacca ma, va usato di altissima qualità, basta un graffio all'interno per comprometterne la sicurezza, parlando di quelle con rivestimenti di teflon o di silicone Protezione totale invece per quelle che usano il rivestimento di ceramica, che come unica pecca ha quella di rompersi se cade.

Ferro:

unico per una cottura a fuoco molto vivo, perchè non avendo capacità di trasmettere calore, evita improvvisi sbalzi di temperature. E' un materiale antiaderente, (spessore di almeno 2 mm) evita l'attaccamento dei cibi. Sopporta alte temperature e col tempo migliora il suo rendimento. Non si lava con acqua e sapone, ma si struscia col sale grosso.

Io vi consiglio di comprare pochi pezzi e buoni, seguendo i propri bisogni, più delle già confezionate batterie. Ed ora passiamo al cibo: non è vero che tutte le cose buone fanno male, è sempre un discorso di quantità, e mangiare meglio e meno è un buon proposito, evita inutili sprechi (quanto cibo viene buttato?) e ulteriori spese per rimedi dimagranti.

La nostra cultura alimentare mediterranea ci offre la più varia e gustosa tavola dell'occidente, approfittiamone.

La pasta, alimento principe: l'olio extravergine di oliva, il nostro condimento per eccellenza e parmigiano, il nostro formaggio top, già abbiamo un buon piatto e possiamo spaziare in mille ricette. Mantenendo l'uso dell'olio a crudo, si può unire quasi tutta la nostra verdura di stagione (esempio: pomodoro a crudo, peperoni melanzane alla griglia, cavolfiore e cicorie lessi...e via dicendo)

Ogni tanto un buon ragù, ci si concede ma molte salse a freddo, sempre di verdura, sono ottime, veloci da preparare e stipare nel freezer o congelatore, per averle pronte. Un buon esempio su tutti è il pesto che ha per base l'olio extravergine e basilico, alla quale aggiungere con parsimonia, aglio, pinoli o noci e/o formaggio. D'inverno potrete sostituire il basilico, con delle foglie di cavolo nero appena sbollentate, strizzate e frullate con olio, usando un'acciuga al posto del sale. Appetitoso e sano. Ma con la pasta è semplice realizzare piatti sani e soddisfacenti e anche con le minestre: limitando l'uso di soffritti e intrusioni di grassi animali (pancette e varie) ritroviamo il gusto di verdure e legumi. Non va vissuta come una limitazione, ogni cosa ha la sua ragion d'essere e si capisce come un tempo potesse essere utile l'intrusione di grassi sopratutto nelle zuppe, ma oggi non ha molto senso, meglio usare poco olio extra a crudo che esalta i sapori.

Per il pesce è facilissimo, meno si intruglia e meglio è (se comprato fresco, cucinatelo in giornata) : in forno, in padella, al piatto. Usate gli aromi toscani, rosmarino, salvia, aglio e alloro, per insaporire. Anche l'uso del pomodoro....padella antiaderente calda e appena unta, mettiamo un filetto di pesce (anche prodotto congelato) 3 minuti da ambo le parti, uniamo pomodoro a pezzi, capperi. Lasciamo 2 minuti a fuoco medio. Portiamo a tavola spolverato con un trito di prezzemolo, aglio e un goccio d'olio

Anche la preparazione del polpo, che si può ridurre a 30 minuti con l'uso della pentola a pressione, è assai facile. Si mette a cuocere, usando il tegame che preferite, con acqua, carota, sedano cipolla, 2 foglie di alloro e qualche grano di pepe nero. Una volta lessato, mettete un romaiolo d' acqua di cottura, in una ciotola dove aggiungerete del sale, prezzemolo e aglio tritati, poco olio e sbattete con la frusta. Otterrete un'emulsione saporita con la quale condire il pesce fatto a tocchetti con le patate lesse, o legumi e se lo preparate nella bella stagione si accompagna bene con verdure crude, condito tutto con limone. (Anche la soya e il ginger fresco sono ottimi “sapori”, compreso le salse di verdura lavorate con lo yogurt: melanzane, cetrioli...)

Il pesce azzurro, sempre economico, ci consente di mangiar bene e con gusto. Usato sia per condire la pasta (acciughe fresche, pulite e saltate in padella con aglio, origano fresco o finocchietto selvatico, -messo anche nell'acqua della pasta-, e bagnate con poco vino bianco ) che come secondo (sarde belle grosse pulite e fatte a filetti, passate nella farina gialla e in padella antiaderente, facendo fare la crosticina da ambo le parti, e mangiate cosi, con accompagnamento di verdure crude o lesse, o rifatte con pomodoro fresco). Anche i carpacci di pesce sono un ottimo pasto, come quelli di carne e un insaccato magro e saporito come la bresaola.

Usare più erbe aromatiche e spezie è un buon modo di insaporire i piatti, si trovano comunemente nella grande distribuzione, anche in vaso, da poter coltivare in terrazzo.
Per le carni, vale la stessa regola, molti sapori e pochi grassi; prediligere cotture in gratella , o padella antiaderente, alternando carni bianche e rosse. Per mantenere sapore, e caratteristiche nutrizionali, conservatela in frigo ma, consumatela nel minor tempo possibile (evitate eccessive quantità che vi costringeranno, se non a buttarla via, a ricorrere al freezer, dove la formazione di grossi cristalli di ghiaccio, letteralmente fanno
"esplodere” le strutture cellulari dei cibi, che al momento dello scongelamento, possono apparire afflosciati, a causa della perdita di acqua, che porta via con se, anche le sostanze nutritive).
Ricordate anche che, crocchette e polpettoni "svuota frigo", si possono cuocere: le prime, in forno invece che fritte, gli altri, in tegame con pocoolio e verdure a piacere. Tenete anche presente che, se vi viene una voglia pazza di tritto:
friggete nella padella di ferro e per immersione, meno olio non vuol dire "meno male", anzi si rischia di farne assorbire di più agli alimenti che, non nuotandoci dentro, non riescono a fare crosta, scudo e protezione. Badate che non arrivi mai al punto di fumo (180°) ed è facile riconoscere l'odore e il colore dell'olio bruciato.
La frutta sempre, di tutti i tipi, fresca, frullata, frappè e macedonie, son le benvenute, anche per accompagnare carni (mele-pere-prugne-frutti di bosco), o pesci (pompelmi-canaponi-arance)

Ma cosa si beve ad una buona tavola?
Sicuramente acqua, poco vino e buono (meglio rosso), birra, ma assolutamente, categoricamente vietate le bevande dolci. Non solo sono piene di gas e zuccheri di vari tipi, ma inducono ad una assuefazione di gusto grasso e dolce! (sono studiati chimicamente ad hoc per blandire le nostre papille gustative)
Ovviamente buon senso ed equilibrio, sono gli strumenti principe di tutto il meccanismo. Se poi ogni tanto si compra bio, spendendo un po' di più, possiamo “riciclare”, scoprendo grandi leccornie: la minestra di bucce di piselli (
quando sgranate i piselli, non buttate via le bucce, lavatele senza il picciolo e poi in pentola con acqua a coprire, cipolle fresche e patate sbucciate Portate a cottura aggiustando di sale e passate al passa verdure. Poi 1 c di olio crudo, per una minestra notevole)
e il ragù di fave (anche qui si usano le bucce, lavate e tagliate a tocchettini , si saltano il padella, in poco olio, con aglio e poca cipollina fresca: Si rosola per 3/minuti, si porta a cottura con brodo di verdura o acqua e aggiustando di sale e menta fresca, ci condiamo la pasta)
sono 2 splendidi esempi.
E' una cucina di recupero, nata sicuramente dalla fame, ma che oggi si fa simbolo della difesa del territorio, della nostra storia, della nostra salute e delle finanze.

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LOST DISHES

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (23 Ottobre 2011) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
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Andati smarriti

La ristorazione? Ho bisogno di ascoltare la mia capacità critica, che tutto questo rumore confonde e assedia. La mia cucina, la spesa, i piatti pensati e provati, le cose che si cestinano da sole e quelle “selezionate” dal gusto altrui, un gusto omologato che di forza si impone, (poco sapore, odore, assente il cambio di consistenza).
Molte le preparazioni bocciate, escluse dall'idea di una tavola falsamente sana e molto light, basata sulla cattiva informazione.
Si ignorano le sorti di tante pietanze, riservate a pochissimi, a quelli che ancora fanno del gusto e dell'olfatto, un patrimonio descrittivo. Ma cosa si cucina in un ristorante normale, senza stelle, televisioni o critici in agguato, tra la porta e l'uscio? Come se la rigoverna lo chef, i cuochi e le persone che traducono quotidianamente dalla cucina al tavolo del cliente, patteggiando tra offerta e richiesta. Come trovare una collocazione che sia fuori dalla rincorsa alla stella, fuori dagli eccessivi riconoscimenti di moda, o dai movimenti massificati, che ritmano alternanze parossistiche di ristoranti che vanno e vengano,e lasciano solo un vortice di crepe in un territorio così già culinariamente svilito ?.
In un'informazione che produce molto glamour ma pochi risultati (in termini di lavoro), che ci trova mal tecnologizzati e intortati di food-fiction, la "guida" è diventata addirittura obsoleta. Ci si affida ai gossip on line che gli avventori “alimentano” con le loro recensioni, o ai portieri di albergo.
Siamo a Firenze, è agosto del 2011, la città è piena fino al collasso di sfamifici, la lotta per sopravvivere divenuta avveniristica. Offerte, ribassi, rebus da indovinare in cambio di cibo , karaoke, letture, cene con assassino e alla fine,  pacchetti superscontati messi in rete, o simili. Eppure, seguire una filosofia, imparare e migliorare dovrebbe essere lo scopo di ogni attività, oltre a funzionare bene, sul mercato se, “consumare” venisse considerato un modo di comportarsi.
Allora il "glamour" potrebbe avere significati diversi e i cuochi, frequentare più i fornelli, oltre a pretendere pubblicità, comparsate e  televisione di ottima qualità come se fossero gli ingredienti della loro cucina. Allora si che il gusto proprio e dei propri avventori cresce e riconosce. Così vorrei ringraziare personalmente tutti quei cuochi che, a Firenze (perchè qui vivo e lavoro) hanno rinunciato alla collocazione:  o BISTECCA  o PESCE o SUSCI (cinese) che equivale ad una seconda rendita di posizione, ma provano ostinatamente a fare un gran bel mestiere, elaborando tradizione in innovazione. (Quali sono i vostri lost-dishes?)
Così, per raccontarvi i miei, ho scelto una parola inglese, lost appunto, perchè traduce in italiano molti concetti:
confuso   disorientato  disperso   mancato   perduto
che tutti insieme esprimono il sentimento che accompagna l'inizio di  questa lista che ridarà loro vita in ricette e foto....e magari una nuova chance in carta.
rognone alla coque, salsa al marsala e valeriana
baccala rifatto con la zampa alla fiorentina
panna cotta al sigaro toscano, aringa e salsa al gorgonzola .......
Come inizio è già abbastanza.

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SONO FUORI DAL BRUNCH

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (20 Luglio 2011) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail
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DEL DIVERTIMENTO

Vi assicuro che non ho nessuna idiosincrasia nell'imparare le lingue. Idiomi e dialetti sono parte significante della mia vita e del mio "raccontarmi". ma anche qui ho il brutto vizio di scegliere.
Scrivo questo, stimolata da una pubblicità di ...non ricordo quale cibo, nella quale appare, credo per la prima volta, in maniera perentoria ed inequivocabile la parola: brunch con relativa spiegazione.
Non sono invogliata, non mi sento attirata, il mio paese e relativa cultura del cibo, dovrebbe essere lontanissimo dal brunch, la cultura tutta, dovrebbe tenersi alla larga dal brunch.
Questa contrazione di breakfast + lunch, mi contrae l'idea dei tempi dedicati alla "tavola", svuotandoli.  Nella reclame, la necessità del brunch è indotta dal "vivere di notte" e non essere pronti ai tempi canonici dell'approvvigionamento cibo, quasi il messaggio di una vita libera e "legalmente" dissoluta, porti difatto ad un mangiare "altrettanto libero": quando urge, (dovere e non piacere). Questo mi riporta l'immagine odiosa di molti film americani, su sportelli di frigo e stipetti, indolentemente aperti, zoommate su scatole e bottiglie dalle quali ci si "allatta", portandole direttamente alla bocca, cosi come dalle lattine dei cibi precotti.........
E' proprio il messaggio che mi urta, ancora una volta passa indiscriminatamente che la "felicità" ed il godimento, per esser tali, eliminano il concetto fatica (che rivendono come pesante, vuoto e nefasto), infatti si parla di una sua comodità....per un "pasto meno formale".
In questo caso si mette qualcosa sotto i denti...., si aggiustano pezzi di puzzle precostituiti.....(ovviamente anche il tono del brunch dipende da quanto puoi spendere). E si ritorna li,  inducono a comprare.....consumare (che per me significa usare senza imparare), a farsi di break, di fast così come di slow, di apericena, di afterhours......e siccome, sempre dalla la televisione, vanno predicando che il lusso è un diritto, io sono certa che il lusso massimo è decidere di tempi, pause, merende, fermini, cestini e picnic, (quando si possa), come ci pare. Allora ci vuole un posto dove stare, una cucina, una madia, un libro di ricette, tanti amici e tutto ciò che la vita può, quando è permesso, portare con se, compreso tutti i personali lunch- fast- slow, aperi-pranzi, merende e chi più ne ha,  più ne pretenda. Pretenda  la possibilità di averli  e  non si  accontenti di  "break di spazi" consentiti.

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