Semplice eleganza
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PRIMA RECENSIONE RISTORANTE

Scritto da Barbara Ultimo aggiornamento (12 Luglio 2011) Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

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Nel bosco, da maga magò

Non pensate al bucolico "ristorantino", che ha scelto il nome pescando dal mondo delle fiabe etereo e leggero.......Qui si lavora e bene. Si lavora per realizzare un desiderio.....e questo è il loro patrimonio e nessuno ne può parlare, al massimo gli avventori possono solo percepire, che è anche meglio.
Io sono stata un'avventore,  e in  questo "laboratorio" mi ha portato la  voglia di vedere Sara, in azione, dopo che era stata scelta (da Luca, Efrem......e non so bene i ruoli ma secondo me tutti partecipano anima e corpo a quest'avventura), appunto per farne parte.





Sara l'ho conosciuta al corso: cuoche oltre ogni limite, dove io facevo l'insegnate, calandomi nei panni di Petronilla. Quello che più di tutto mi è piaciuto di lei (la migliore delle mie allieve), non è il dono o il talento....che non son certo io a dispensare "scoperte" di geni, anzi me ne tengo ben lontana, ma l'abilità di GUARDARE - ASCOLTARE - PENSARE, mescolata ad una capacità critica irruenta ma ben ponderata.




Era entusiasta quando mi ha raccontato di aver trovato lavoro con queste persone ed io sono andata  a pranzo con i miei amici. E sicuramente tornerò con quelli che non sono potuti venire. Sono stata bene, ero felice, ho mangiato cibo, idee, amore, voglie.....ho mangiato quello che un viandante attento, si aspetta da un posto di ristoro, posto e ruolo che con la nascita di migliaia di ristoranti (Firenze), va scomparendo, triturato dalla logica di "collocazione" e "moda", e Pane e Vino ne sa qualcosa....Incontrare persone così mi fa bene al cuore e mi sento meno sola.
Luca è ombroso e magistrale nell'accompagnarti alla scelta dei vini, usando un linguaggio di storie, colori e profumi, Efrem ha finalmente fritto il "suo fritto" che ho mangiato con gioia e tenerezza (eran 20 anni che non toccavo più il cervello) Sara ha rivoltato le cozze come un calzino e ne è venuto fuori una delizia, il pasticciere Giapponese di cui non ricordo il nome, ma lo chiedo e aggiungo, un miniaturista e Simona, dal sorriso aperto e schietto alla quale ho pagato un conto davvero esiguo per quello di cui abbiamo usufruito. (E' arrivata la risposta....per cui dichiaro ufficialmente il nome di Toshi, cioè il pasticciere).
E' la prima volta che scrivo di un altro ristorante, e neanche avrei mai pensato di farlo ma proprio ne sento l'urgenza, il bisogno. Bisogno di raccontare che esistono altri "bottegai", "artigiani", "quelli che pensano anche con le mani". Che non rincorrono fashion  e tv, ma la loro passione, riuscendo a farla provare anche ad altri.

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